venerdì 4 dicembre 2009

Boccate di vita


Mautful: tradizionale congregazione del Peduop occidentale, che persegue il sentimento di pienezza spirituale tipico del prendere la vita a bocca piena. Precondizione per il raggiungimento di tale stato di grazia è la ricchezza di phidis interiore che si acuisce in modo particolare praticando intense sedute di saunta bollente, a patto che si tengano sempre i pidefors.
Gli sventati che non si sono premurati di osservare tale avvertenza, infatti, hanno talvolta dovuto fare i conti con vesciche di isaurst alle arcate plantari, copiosa sudorazione podalica al terribile afrore di snesu e principi di spoubbe agli alluci.
Poco male, tuttavia, perchè i seguagi del mautful possono sempre contare sull'autorità morale dell'omocenc. Egli non è, come forse il nome potrebbe ingannevolmente suggerire, un individuo vessato da depressione talmente acuta da farlo sentire uno straccio.
Si tratta bensì del gran cerimoniere del Mautful, sempre pronto a pronunciare la fatidica formula scaccia-acciacchi: hammumpo!!!

By gillipixel

giovedì 3 dicembre 2009

Filogovernatività


"Suarief" è un cerimonioso modo di dire del popolo dei Borks...starebbe per una sorta di "sua maestà"...i popolani di Borks sono usi rivolgersi sempre in siffatta guisa al proprio governante supremo, tale Dific...sembrano deferenti e devoti, ma in realtà lo pigliano per il regale deretano: quando Dific volta l'angolo infatti, sghignazzando sotto i baffi, sussurrano: "Mortbure! Ungedist a te e a li treme-Bondi tua! Vai alla roiderye te e chi nun te ce manda!".

By gillipixel

martedì 2 giugno 2009

Kinstins

Kinstins, ovvero l'istinto del bacio.
Trattasi di una prerogativa sociale della popolazione degli Zinks, che da tempi immemorabili prosperano nelle feconde terre del Wora meridionale.
I giovani Zinks e le leggiadre Zinks, sciamano fremebondi nelle notti di vuotilunio per i vicoli semibui della capitale Arcubis, producendosi nella Boatimbr, la ronda amorosa del Wora.
Quando uno Zinks incontra la sua Zinks, lo sa perchè sussurrandole: "...bleasame...", "...unspet..." si sente rispondere da lei, mentre si scosta dal viso il perplame, velo rituale della danza d'amore di quel popolo: "...ecdyze...".
A quel punto i vicoli risuonano di sillabe pronunciate a fior di labbra incollate: "...slycarli ...pattes... pouscal... demicer...".
Ma si sa, tutto il mondo è gran pavese, e i cocci son suoi e dei paesi tuoi...infatti non sempre le cose filano liscie.
Talvolta succede che nel bel mezzo della sinfonia amatoria, qualche nota stonata si sollevi dall'antro di un porticato di Viale dei Giardini o da un angolo dimenticato di Vicolo Stretto: "...sciaff!!! ...CRIZARON!!!...".
Quello è il segnale che uno Zinks impaziente ha messo prematuramente la mano dove l'avrebbe potuta mettere ugualmente ma coi tempi dovuti.
Avverte infatti un antico adagio delle foreste del Wora, del quale troppo spesso gli Zinks giovani e più inesperti si dimenticano: "Non importa che tu sia gazzella o leone, quel che conta è sapere quando e dove mettere le zampe!"

By gillipixel



giovedì 21 maggio 2009

L'altra faccia della Unsatexi


Ogni tanto c'è bisogno di qualcuno che ci racconti la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità sulle favole... (...dica lo giuro!)

(Grazie a Roseau per il contributo)

***

Il problema è che i Foche si ostinano a vedere nelle Unsatexi chissà quale esotismo dell' animo e chissà quale sensualità e che le Unsatexi vedono nei FocheFoche chissà quali manifestazioni del genio umano. E allora, purtroppo, può avvenire il gneang.
Salvo poi scoprirsi reciprocamente, dopo un tempo variabile da qualche minuto ad alcuni anni, delle persone comuni se non meschine.
La Unsatexi è un' isterica sul limitare di giovinezza, terrorizzata dall' idea di invecchiare, afflitta da psicosi schizoparanoidea e destinata, nonostante si creda la più fortunata delle donne, a diventare un cesso usato. Come tutte le altre, che lei, inconfessabilmente, disprezza.
Di solito è lamentosa, querula, amante del rinfaccio e bassamente crudele nei confronti delle debolezze altrui. Talmente esacerbata dalla vita e delusa dalle persone da non amare nemmeno sé stessa.
Il Foche è un ragazzino saccente, miope, se non anagraficamente, emotivamente più giovane della Unsatexi, con scarsa o nulla cura della propria persona perché, presuntuosamente, pensa che abiti ordinati significhi ipocrita ossequio al decoro borghese. Per solito proietta nella Unsatexi caratteristiche da amor cortese, anche se lei è mediamente un' arpia. E questo gli capita perché conosce troppo poco le donne che, accoppiandosi solo col maschio Alfa, naturalmente lo schifano e ne hanno le palle piene dei suoi sermoni intellettuali dopo 5'.
Per ragioni meramente opportunistiche (inquietudine d' animo insanabile di lui -detta altresì propensione irreprimibile alla sega mentale; presunzione di lei dettata dal non volere uno stallone da monta al fianco e di non aver ancora trovato, alla soglia dei trenta, una mente alla propria ineguagliabile altezza) i due si mettono insieme.
Salvo poi, dopo poco più di un anno -media statistica- di fuoco e fiamme emotivi, non sopportarsi più, e vedersi in tutta la propria miseria umana.

By Roseau

domenica 26 aprile 2009

Viva la «Federazione Operativa Canasta Amatoriale»


Per la rubrica "Studiar l'umano", il prestigiosissimo blog Paroleincerca affronta oggi due particolarissimi tipi sociali: la Unsatexi ed il Foche.
Unsatexi è quel genere di donna dotata di un carattere tale che le fa spontaneamente sottovalutare il proprio potenziale seducente.
L'essenza di questo tipo umano si può condensare in una breve formula: la Unsatexi è bella ma non lo sa.
Tradotto nell'immaginario idioma "ciociaro-tuscanico" testè coniato: "...è l'é sexy, ma è l'à l'un'sà...".
La sua avvenenza è infatti tutt'altro che appariscente. La Unsatexi è dotata di un fascino che richiede la pazienza della scoperta. Una volta messo in evidenza, l'assoluto valore estetico della Unsatexi sa entrare in risonanza con la sua altrettanto intensa malìa spirituale, per dar vita ad un cocktail esplosivo di esotismo dell'anima.
Il corrispettivo sociale maschile della Unsatexi è il Foche.
Trattasi di uomo pesantemente affetto da proustic, malattia che provoca grave propensione vorace all'avida lettura di libri e tendenza ad esprimersi quasi esclusivamente attraverso parole scritte.
Afflitto da intorversione congenita, ma come tale particolarmente incline a saper coglier le sfumature nascoste della vita, il Foche, come dice il ragionamento stesso, con le donne è imbranato tal quale un'intera muta di foche.
Viste le rispettive peculiarità socio-umane, capita di rado che una Unsatexi ed un Foche arrivino a conoscersi. Ma quando questo succede, il fenomeno non rimane circoscritto alla coppia: si realizza infatti una congiuntura astrale scientificamente nota come gneang (...sempre da base etimologica "tusco-ciociara": "...nun capita gneang si chiaggne in cinès...").
In quei rari casi di gneang si condensa un'energia affettiva talmente intensa da provocare conseguenze positive su tutti i conoscenti dei piccioncini in questione.
In letteratura sono riportati episodi di gneang che con la loro contagiosa carica emozionale hanno saputo spegnere nel giro di pochi mesi faide di paese radicate nei decenni.
Molte università prestigiose di tutto il mondo stanno approfondendo delicati studi che coinvolgono team interdisciplinari di sociologi, biologi ed i più scafati esperti rimorchiatori del pianeta, con alle spalle migliaia di ore nelle discoteche di mezza riviera romagnola, Ibiza, Saint-Tropez e Casalpusterlengo, per tentare di riprodurre il gneang in laboratorio.
Per sostenere la causa, è stato fondato anche un ente benefico di raccolta fondi. Chiunque volesse contribuire, si può rivolgere alla onlus:
"Long life to the seal" - Someone, somewhere, in summertime - Deep deep, south south Virginia

By gillipixel



martedì 21 aprile 2009

La cotica nella manica


Untino era un tipetto alquanto viscido, ma non privo di fascino.
La sua viscidezza infatti era più fisica che morale.
Tirava a campare giocando d'azzardo, era un asso come giocatore di porkin, una forma di poker in voga alcuni anni fa nei recessi più nebbiosi della Bassa padana.
Affine al poker canonico per quanto riguarda le regole, nel porkin ciò che faceva la differenza era la posta in palio, che veniva rinfocolata a suon di zamponi, cotechini, insaccati misti e suinità varia purchè avente corso legale.
Untino veniva chiamato così perchè aveva sulla fronte una banana alla Elvis sempre ben impomatata. Il ciuffo poteva rimanere ben lustro in virtù di sapienti tocchi di mano, vezzo di Untino che era il vero e proprio marchio di fabbrica del suo stile.
Untino era spesso accompagnato da belle donne, perchè era un maestro nel farle goldere. Noooooooo...ma cosa avete capito? Questioni sessuali o faccende similari non c'entrano nulla.
Un certo tipo di donna la si può far goldere solamente strusciandole sotto il naso un libretto di assegni bello pingue, o una fisarmonica portafogliacea farcita di carte di credito, tutta robetta che nel registratore di cassa dei suoi occhi si traduce nella scritta "aaah...g-o-l-d-ohhh...ahhh, sì, goldohhh...".
Unico dettaglio era che grazie alla sua destrezza manuale, Untino riusciva a spacciare per una Visa Mastercard anche l'abbonamento del filobus.
Il duplice trucco di Untino era celato proprio nel ciuffo, simbolo del suo successo con le donne e nel gioco.
Un pezzo di cotica fresca era infatti sempre riposto nella sua manica, in strategica attesa di fornire quel giusto tocco di untuosità utile per imbellettare all'occorrenza la prominente acconciatura, oppure per far scivolare meglio una carta falsa o ancora per ingrassare le illusioni di una gentile donzella.

Una sera in paese c'era grande fermento: il più prestigioso appuntamento di porkin della stagione, il torneo del Golisau (e qui, cosa ve lo spiego a fare?), si stava avvicinando.
Il popolo tutto mormorava ("...spoleac...spoleac...spoleac...") nella spasmodica attesa di uno scontro siderale: Untino si sarebbe trovato al tavolo rosa mortadella (colore ufficiale del porkin) di fronte al suo rivale di sempre nel gioco e in amore: Parypot.
La gente si aspettava la solita battaglia a suon di salami e pancette stese, ma solo i due contendenti sapevano che quella sera la vera sfida si sarebbe giocata per una posta ben più saporita: le grazie della fascinosa Bitica.
L'attesa del pubblico non venne tradita: basti pensare che sul piatto si arrivò a caricare anche un prosciutto di 23 chili ricavato da un suino di 87 mesi, non macellato con i mezzi ordinari, bensì indotto a terminare la propria esistenza a causa del tedium vitae suscitato nel nobile animale dall'obbligo di partecipare a crocere da porci e ai party più esclusivi, indossando sempre capi suini all'ultimissima moda.
Ma tutto ciò era fumo negli occhi per la gente: Untino e Parypot miravano solo alle forme di Bitica.
La partita si concluse con un'ultimissima estenuante mano, alla fine della quale Parypot si ritrovò vincitore staccando l'avversario per la differenza di un solo mezzo cicciolo masticato.
Parypot si fregiò dunque sul panno rosa del diritto di godere delle bellezze di Bitica, ma tenendo fede all'usanza di famiglia dell'omen nomen che gli raccomandava sempre sua nonna Pari-e-patta, egli decise di dividere i favori dell'aggraziata dama con lo sconfitto Untino.

Si chiederà a questo punto il solerte lettore: ma facendo passare in secondo piano la posta in palio gastronomica, non venne forse in questo modo tradito dai due giocatori lo spirito genuino del porkin?
Eh no, esimio lettor, perchè devi sapere che la Bitica...e l'era 'na gran maiala!!!

By gillipixel *

(*) = per eventuali commenti scrivere al reparto di neuropsichiatria dello "Smemorial Hospital" di Gillipix Town





lunedì 30 marzo 2009

sabato 28 marzo 2009

Dedicato a Pancotti Maurizio


Dedicato a Pancotti Maurizio...da parte di tutti noi che abbiamo sempre portato la maschera da coniglio anni '50...

By gillipixel

giovedì 26 marzo 2009

Promici...by Analfa

Il grande Analfa (lo stilista che ignora l'alfabeto e si firma con la X) presenta la sua svolta ecologista per questi tempi di crisi. Per la collezione "Non ci son soldi per arrivare alla fine delle mezze stagioni", ecco a voi il modello:



Cara signora, gentile sfinzia, leggiadra sbarbina di primo pelo, se sei già cliente di Analfa e se nel tuo armadio il prestigioso modello Harinskr fa ancora sfoggio di tutto il suo ittico lezzo, presentati subito col tuo prezioso capo nel nostro atelier: Analfa in persona ti ci piazzerà sopra la sua X nuova fiammante, trasformando il tuo vestito nell'esclusivissimo modello Promici:


Promici: l'eleganza preferita dalle migliori gattare dei rioni popolari.

By gillipixel

martedì 24 marzo 2009

sabato 21 marzo 2009

giovedì 19 marzo 2009

Ecologicamente porc...*/@%##@***

Sei un vetero-bestemmiatore disorientato dopo aver sentito Nietzsche sentenziare che "Dio è morto"?
Sei una persona ovvia e per bene, un conformista fatto e rifinito, sei l'essenza dell'uomo della strada mediamente educato ed impregnato di valori comuni, ma non vuoi tuttavia privarti del privilegio di poter sacramentare con onestà intellettuale cristallina, provando l'ebbrezza della bestemmia alternativa ed ecologica?
Sei un ateo rigoroso e non sopporti più di tirare un "...porco..." assaporando continuamente il retrogusto illogico della contraddizione nella tue parole?

Agenzia Culanite è ciò che fa per te.
Culanite: le bestemmie su misura!

Ecco alcuni saggi del nostro campionario.
Per il medico stremato a fine giornata, dopo gli ordinari 356 mutuati visitati:
"...Subbile Maiala!!!...".
Per il manager, dopo le normali 36 ore giornaliere di lavoro:
"...Boia bastemon!!!...".
Per l'agricoltore destrutturato che ha arato i suoi 82 ettari di terreno post-moderno: "...Porca swighas di una cutoele fottuta!!!...".
Ricorda: Agenzia Culanite...e sai cosa ti metti in bocca!!!

By gillipixel



giovedì 12 marzo 2009

domenica 8 marzo 2009

Herfunf

Per la rassegna "tipi sociali", vorremmo parlarvi oggi della casistica umana Herfunf.
Trattasi di individuo in apparenza poco raccomandabile, che si atteggia a bullo con ricevuta di ritorno, ostentando rigidezze teutoniche miste a caciaronismo locale (di quale luogo? Nessun problema: Herfunf sa caciaroneggiare alla maniera di ogni luogo...).
La sua parola d'ordine è: millantare.
Herfunf ama arrivare davanti al bar Dowbota impennandosi sul rombo della sua moto (...spapur! spapur!...) , inchiodare di fronte agli amici sterzando la ruota anteriore con gran stridio di gomme (...nestert!!!), e ancor prima di aver fatto in tempo ad abbassare il cavalletto cigolante del suo bolide (...shlystra!...), ha già raccontato a tutti di essere reduce da una notte di passione con tre svedesi alte uno e novanta (ma non specifica mai se prese una per una o tutte insieme, il che farebbe 63 cm. circa a ragazza), senza essersi fermato prima di aver elargito alle facili donzelle "five botts cadauan" (da cui si narra derivi anche il nome scientifico di questo tipo sociale: "Her Funf", ovvero "Signor cinque").
Gli amici ascoltano Herfunf, si entusiasmano al suo entusiasmo (...quenc, quenc!!!...), gli danno gran pacche sulle spalle (...flannes, flannes...), urlandogli che è un tipaccio tosto , un trozer e un gran taman, ma lo fanno solo perchè in fondo è un bonaccione e gli vogliono bene.
Tutti sanno infatti che ha passato il sabato sera davanti alla tele, vedendosi "Ballando con le stelle" e versando anche qualche lacrimuccia (...plish, plish...) per il suo amore platonico di sempre, Milly Carlucci.

By gillipixel


martedì 3 marzo 2009

Unthe - by Analfa...pour femmes


Il grande stilista Analfa (il couturiere che si firma con la "X") presenta un altro pregiato pezzo della sua ormai celeberrima collezione "Non ci sono più le mezze stagioni".
Signore e signori, vecchi, bambini, donne, militari e bloggers, abbiamo l'immenso onore di mostrarvi in anteprima:

Il nuovissimo modello "Unthe"!!!

Il capo fa parte della linea Agionfin, pensata appositamente per il mercato veneto.
Va indossato rigorosamente alle 5 del pomeriggio (previa telefonata preventiva di permesso al sindaco di Greenwich) e pare che già alle prove generali della sfilata, questo vestito abbia dato ampia dimostrazione delle sue proprietà seducenti: sembra infatti che sia in grado di attirare gli uomini come zollette di zucchero.
La donna che indossa questo prezioso indumento si vedrà circondata da uno stuolo di corteggiatori ululanti al grido di: "...Sotabois!!!".
Analfa presenterà ufficialmente il modello durante una gran galà in programma alle 5 del 5 maggio 2055, nella magnificenza di villa Prippa, a Zipped.
L'evento mondano sarà impreziosito dalla presenza dei noti divi del cinema muto Bruce Reed, Lou Willis e Unbruce Loustid .

By gillipixel

sabato 28 febbraio 2009

Wratsman, il SUPEROIONE!!!

Wratsman è il super-eroe supremo fra gli eroi superiori.
Wratsman è: IL SUPEROIONE!!!
La sua arma segreta è il superlativo esaustivo.
La sua mossa invincibile la scaglia con l'accrescitivo svaccativo.
Laddove vi sia un timido da render sbruffone o una gentildonzella grondante umiltà da trasformare in virago sboccata di strabordo; ogniqualvolta si presenti una situazione di pacatezza e ostentazione di cortesi attenzioni...ecco che s'impone il tamarro interventone di Wratsman, il SUPEROIONE!!!
Cosa vedono gli occhi di Wratsman...laggiù, nel paese di Hobesse (che come si sa, oblige...), un timido blogger uso ad infarcire i propri post di scusanti, eccezioni, considerazioni parallele e distinguo autosminuenti...
QUESTO E' UN LAVORO PER WRATSMAN!!!

Plana il nostro superorione preferito sul luogo del misfatto verbale, al grido di battaglia: "Vitaccia mutandona!!!...Unsemo sulla mia strada! Urge redimerlo, persisto e pure insisto...Imensist!!!...".
Wratsman strapazza ai fianchi il mite blogger col predicozzone iperbolizzante, seguito a stretto giro eccessivo dal rozzo cazziatone della casa.
"...Lettoraccio deotogra delle mie tasche luridone, leggi qui se ti piace sto pircu brodone, e se no gettati a capofitto in fondo al fognone!...", simile tono hanno assunto gli scritti dell'ex blogger timido, dopo il passaggio salvifico del SUPEROIONE...

Un'altra avventura si è compiuta: la quiete dell'eccesso è finalmente ristabilita.
Ringrazia lo scribacchino graziato con la frase di rito, usando al nostro beniamino l'adagio assai gradito: "...Lode a te Wratsman, supereroe esagerato!!! ...però mo', prova 'n po' ad a'nnà a'mmorì ammazzato...".

By gillipixel



domenica 22 febbraio 2009

pully pilly pally: la filastrocchina...



pully pilly pally
cantano in cerchietto tendendo le manine
mentre con le gambine
saltellano contenti.

pully pilly pally
cantano i piccini, mentre con manine
lorde di dolcetti
scompigliano i quadretti delle casine loro.

pully pilly pally
urlano carini, mentre con ditini
leggiadri e piccolini,
disegnan bestioline
sul muro di mammà.

pully pilly ... che palle!
grida il lor papino mentre
con la cinghina di cuoio ben borchiato
insegue i pargoletti

pully pilly... pijali pijali!
sta gridando la mammina
mentre con la trina copre
la vetrina un poco incrinatina.

pully pilly pally
che danza ballerina!
che allegra compagnia!
che bei bambini cari legati sul sofà!


by farlocchina

giovedì 19 febbraio 2009

Nel regnino piccolino

Nel fatato regno di Hyogiu, la vita scorreva serena fra diminutivi e paroline vezzeggiate.
Da quando al trono era salita la regina Comellin, era invalsa nel linguaggio comune la pratica dell’Ebowine, che imponeva come atto di somma creanza il ridurre tutti i vocaboli nel loro formato ridotto, in segno di cortesia dimostrata all’interlocutore e a tutti coloro che si trovassero nei paraggi.
Capitava ad esempio che messer Sestedop incontrasse per la via madamigella Blubcour ed a lei così si rivolgesse:
“Buongiornino, signorina carinina, dove ve ne andate a zonzino di bellino?”
“Oh, messerino gentilino, mi reco al fornino a far provvistine di pagnottine e filoncini: vorreste accompagnarmi per un pezzettino di stradina?”.
Oppure ancora, allorquando l’operaio Prialsin, indaffarato di lavoro sull’impalcatura, si ritrovava a mancare la capocchia del chiodo andando a centrare altro ben più sensibile obiettivo, ecco come lo potevi sentire declamare:
“Oh perdincino, che sbadatino sono mai io: mi sono dato una martellatina piccina sull’unghietta del ditoncino polliciosino…ora mi verrà un pochino nerina, ma chi se ne importina?”.
Così dunque risuonava lieta l’aria nel regno di Hyogiu, tutta pervasa di parole rimpicciolite e graziosette.
Fino al fatale giorno in cui la regina Comellin si apprestava a ricevere i quattro ambasciatori del regno di Unnin, attesi a corte per un confronto di convenevoli diminuiti.
I paggi di corte chiesero alla regina:
“Sua Maestina Meravigliosina, quanto tempino dovranno attendere gli ambasciatorini nell’anticamerina, prima di poter accedere al vostro appartamentino regalino?”.
“Dal momentino esattino che udrò la campanellina annunciare il loro ingressino, fateli attendere giusto giustino un quarto d’orina”, diede disposizione la regina.
I paggi capirono che quell’espressione indicasse i due ottavi del tempo necessario a fare una pipì, ossia proprio un attimo brevissimo, e non un banalissimo "quarto d'ora", come invece la regina voleva far intendere. E infatti, giunti gli ambasciatori, suonare il campanello di annuncio e spalancare la porta dell’appartamento della regina, furono un tutt’uno.
Ironia della sorte volle che l’imprevisto ingresso cogliesse la regina Comellin giusto giusto assisa sul regio pitale: “Paggiacci porcacci delle mie saccocce”, sbottò la nobildonna intenta alla regale minzione, “Non avete capito una minchiaccia di nulla…portatemi almeno la cartaccia igienica dei miei stivali che è pure finita, porcaccia la vaccaccia boiona!!!”.
E fu così che la pratica dell’Ebowine venne lasciata perdere e tutti ripresero a parlare come mangiavano.

By gillipixel


venerdì 13 febbraio 2009

L'antico rituale del Greverve

Antica depositaria del rituale Greverve fu per secoli la casta insipienziale dei Calited.
Essa si sviluppò nell'ambito della civiltà Exionest, fiorente fra il delta ed il gamma del fiume Bidecru fra il III e il VI sec. F. C. (= di Fianco a Cristo: fu questa infatti l'unica civiltà in grado di sfuggire all'imperativo cronologico di dover andare sempre avanti, riuscendo a fare scorrere il tempo in direzione laterale rispetto alla data di nascita di Gesù).
Il rituale Greverve, praticato dagli uomini e donne Calited, consisteva nell'avvolgere la vittima sacrificale in un turbinio di loquela pesantissima e noiosissima.
Lo scopo di questo rito?
Come recitava nel suo primo capitolo il Wises, libro sacro dei Calited: "Precisamente per l'aria che tira...".
Il povero malcapitato, dopo due ore di Greverve, cadeva in un profondo stato di kgnoc o "rifiuto violento" di ogni forma di linguaggio.
Per fare riprendere il poveretto era necessario sottoporlo ad un trauma informativo di futile violenza uguale e contraria: esistevano infatti sacerdoti uguali e contari ai Calited, gli Earysine, che disponevano di antenne satellitari inter-temporali in grado di captare il segnale dei programmi televisivi moderni.
Gli storici Exionest annoverano fra le più prodigiose guarigioni di vittime del Greverve, un centinaio di individui ritornati di botto alla loquacità più feroce dopo aver appreso la notizia che nel lontano futuro "...Lapo Elkan era stato votato per cinque anni consecutivi l'uomo meglio vestito al mondo..."(*).


[(*) = Paradossalmente, questa ultima frase virgolettata, che è la cazzata più grande scritta in tutto questo brano, è al contempo l'unica cosa vera: sentita con le mie orecchie di sfuggita a "La vita in diretta": lo giuro!!!]

By gillipixel


martedì 10 febbraio 2009

Inereolo

L'Inereolo è un simpatico pentapede della famiglia degli Ionsau, una specie di cugini del wombato, però molto più intensamente marmottidei.
Questi orsetti di taglia medio-piccola sono molto diffusi sull'isoletta di Otorse, nota appunto per le otto specie di plantigradi che la popolano.
Fra i caratteristici comportamenti dell'Inereolo si annovera il troflar fra i felibill sull'ismso di Iminer. Questa attività animale, così denominata nel dialetto della popolazione del luogo, gli Yologo, consiste nel pascolare in un bosco di alberi di felibill (che crescono su una stretta fetta di terra affacciata sul mare circostante, l'ismso di Iminer appunto), lasciando che apposite propaggini delle piante pettinino il manto della bestiola facendo cadere nel sottobosco piccoli ciuffi di pelliccia in eccesso.
Da questo pelame, raccolto dagli Yologo servendosi del gambo, un tradizionale rastrello raccattapelo, i gioiosi indigeni ricavano il dicarbur, pallette di pelo che servono a fare il pieno nelle loro macchine ecologiche, le aviderte.
Queste automobili sono così denominate perchè vengono usate tassativamente con l'esclusivo scopo di andare a vedere un parente o un amico: aviderte.
Loro pregio principale: le pallette di dicarbur, bruciando, non causano emissioni di Co2 o altri inquinanti, bensì lievi proicel di violetta e nueeds di pino mugo.
By gillipixel e rosaluscemblog

lunedì 9 febbraio 2009

Sinicsyn

Sinicsyn: nome comune per indicare la trans-metiletilamminotrapezoidina, la nuova rivoluzione nel campo della lotta alle epidemie di raffreddore. Praticamente la potenza dell'idraulico liquido per le Vostre vie respiratorie! Una supposta, e il mondo tornera' a sorriderVi.


immagine presa da qui
by il fisico*

*Primo contenuto esterno giuntoci via email, grazie fisico c'è proprio piaciuto!

sabato 7 febbraio 2009

Scrittori in crisi curansi

Da Gradab, ci scrive il nostro inviato scientifico Slity Uncel:

*******

Nella clinica Kuphysi di Gradab è stato messo a punto un metodo di cura per una disfunzione artistica particolare: la sindrome da pagina bianca, spettro-spauracchio di tutti gli scrittori.

Grazie a lunghe passeggiate sotto gli imponenti viali di secolari weistree e sedute rilassanti di trattamento fisico a base di masciagi alla schiena, lo smarrito narratore ritrova qui la sua ingsfer creativa.
Molto rinomati sono anche i confortevoli plaid di pluannel, forniti agli ospiti della clinica, che assopendosi sotto un tepore ristoratore, nelle fresche notti di Gradab, hanno modo di ritrovare al risveglio bagliori di vena compositiva.

Ma la parte più efficace del metodo Kuphysi sta nel trattamento con la terapia Impings.

Le Ridectel, avvenenti signorine e sofisticate intellettuali (minimo tre lauree ciascuna, con master nelle migliori facoltà degli Stati Uniti del Chanou, rigorosamente taglia over 48 e ascelle non depilate), specializzate in lettere ed umorismo, intrattengono il povero scrittore bisognoso di idee, facendo l'amore con lui per ore e sussurrandogli all'orecchio "parole in cerca", tipo: "...geaver, ballogra, actedepa, purda, bedlic, thropi, carrewi, tessi, proodic, vowsc, upbah, ovitinal, misrash, tonarlsi...".

Non è nota la motivazione scientifica del fenomeno (e nemmeno si è certi che ve ne sia una, anche se secondo l'esimio professor Saicen Impant Carbosul, dell'università di Platesc, l'energia terapeutica decisiva sarebbe fornita dal portentoso mix fra altissimo quoziente intellettivo, capacità passionali smodate ed irsutismo ascellare), ma sta di fatto che dopo alcune sedute di questa terapia, lo scrittore svenato ritrova la sua regolare naturalità ed è di nuovo pronto ad evacuare fantasia ai quattro venti.

La clinica Kuphysi è rinomata per aver curato penne del calibro di Slygra Acheryn, che dopo il trattamento con le Ridectel ha dato alle stampe la sua mastodontica opera in dieci tomi: "Dall'acciarino al cerino: l'eventualità di non strinarsi le dita come conquista umana capitale".

Si è inoltre curato alla Kuphysi, anche il maestro Wrium Edowe Eonexor Dolyce Herop Destrin Gegalas Corbuloc Rophingl Tobtuf, detto "Bencritu Catra", che una volta dimesso dalla clinica è stato colto da un raptus narrativo talmente portentoso da indurlo a correre all'anagrafe per farsi aggiungere un po' di nomi in più, seguitando poi a scrivere sul catrame delle strade, non bastandogli più gli 8000 kili di risme di carta acquistati.
E pensate che prima del ricovero in clinica...si chiamava Gino Rossi!!!



By gillipixel

Fluta

Fluta: femminile di flute, calice uterino progettato dal famoso designer italo russo Leonardo Slimorkosky, che si affianca al più tradizionale bicchiere da spumante nelle tavolate di classe. Adatto soprattutto alla degustazione di liquori alla violetta, nocini, chassis, e altre dolcezze gradite alle signore. Il calice retroflesso serve ad addobbare il bicchiere con una oliva: un tocco di colore che allieterà il cuore delle vostre ospiti.


Testo, fantasia e disegno by Rosalucsemblog

mercoledì 4 febbraio 2009

Tuagal

Tuagal.
Popolo nomade del deserto di Farownim. I tuagal vengono considerati tra le più antiche culture nomadi del Farownim, da un'analisi approfondita della loro tradizione orale (il Libro di Oredred), solo di recente completamente trascritta dall'antropologa Helen Joyin dell'università di Skyastas, si è ipotizzata un'origine neolitica per queste tradizioni. In particolare il loro gioco rituale più diffuso, il cateryin o del duesenza, sembra testimoniare tale antica origine. Il gioco si basa su 7 pezzetti di selce, i cocalisa, sui quali sono rappresentate le forze della natura come indicate nel Libro di Oredred, il vento, il sole, la notte, l'uomo, la donna e la più importante ovvero l'acqua. A questi sei pezzi si aggiunge un settimo, detto il drati (ndr il nemico in lingua tuagal) rappresentato da una sorta di felino con lunghi denti. Il gioco ha lo scopo di risolvere le dispute coniugali, in particolare quelle che si creano quando uno dei componenti la famiglia, usualmente composta da due donne e un uomo, (ndr la società tuagal è matriarcale ma con una gerarchia molto flessibile: l'enonspo, ovvero il capo famiglia è chi viene considerato il più autere, ovvero equilibrato) si invaghisce di una quarta persona e crea un conflitto nel nucleo. In questi casi la tribù si riunisce e la famiglia gioca a cateryin. Si lanciano a turno i cocalisa davanti al consiglio delle Ostrud (anziane della tribù) che stabiliscono la parte oracolare interpretando le configurazioni prodotte da ciascuno. Chi ottiene il punteggio più elevato fa squadra con chi ottiene il punteggio più basso e a questo punto si può procedere alla seconda parte del gioco: l'inchoscr. E' questa una gara di insulti tra le due squadre (usualmente due contro uno, da cui il nome di duesenza dato al gioco) ottenute dal lancio, la tribù vota gli insulti più belli e la squadra vincitrice ha poi l'obbligo di offrire da bere a tutti. A questo punto le Ostrud e la squadra vincitrice lanciano nuovamenti i cocalisa e stabiliscono il destino della famiglia sulla base dell'oracolo. Le possibilità contemplate sono: (i) lo scioglimento della famiglia in più nuovi nuclei, (ii) l'inclusione della quarta persona in essa, (iii) nessun cambiamento con frequentazione clandestina della quarta persona, (iv) nessun cambiamento con proibizione del mantenimento delle frequentazioni, (v) nessuna decisione si fa una festa e si ripete il cateryin dopo un mese lunare. Il verdetto finale può essere contestato ma a memoria di tuagal nessuno lo ha mai fatto.

by farlocca and rosalux

domenica 1 febbraio 2009

Vieni solo al Monfeffi

Il Centro Asociale Monfeffi presenta il calendario dei prossimi appuntamenti in programma nei propri locali di via Balse.
Le date non vengono rese note, come da buona tradizione del centro, che essendo asociale, meno pubblico vede arrivare e più prestigio acquisisce.

Se passate da via Balse, non si sa bene quando, vi potrebbe dunque capitare di imbattervi in:

- una conferenza del professor Emorys Tubaso, luminare in incomprensibilità e tubologia evolutiva. La chiacchierata del professor Tubaso verterà sul tema: "Parlare e non farsi capire: utopia o privilegio?".

- concerto del gruppo musicale liscio-rock-dodecafonico Bagrecon, unica band al mondo che tiene le sue performance dai bagni dei diversi locali in cui si esibisce, costringendo tra l'altro gli spettatori a trattenersi oppure ad espletare in luoghi di fortuna.

- serata danzante al ritmo delle sonorità Haricad & Clogiank, ultima moda musicale importata da Monism, la capitale del Rettan: questo tipo di danza prevede di arrivare nel locale già ampiamente "ballati" da ore in altre discoteche, rompendosi gli zebedei ed insultando gli altri ballerini in sala per la loro insana mania di agitarsi sulla pista.

Prenotate adesso il vostro "tavolo a posto unico" al centro asociale Monfeffi, oppure un divanetto appartato nelle eleganti "Salette di Onan & Sesse".

Centro Asociale Monfeffi: vieni a star da solo insieme a noi!



By gillipixel


Storie dell'agenzia Monap: Romenge

Lei si volse di scatto: “Basta Caliz, che cazzo sono queste mutande per terra?!!! Che minchia ci fanno i calzini sotto il letto!???... non ne posso più di te!! Lavativo-sconsiderato-casinista!!!”
Uscì sbattendo la porta. Ardail era andata. L’aveva conosciuta ad Hablu durante un viaggio disastroso con l’agenzia Irtultur. Tutto era andato storto, si erano scottati al sole, lei era stata punta da un pesce lentive, che le aveva procurato una reazione allergica. Quanto si era incazzata! Che fascino! Che potenza quella sua ragazza! Così Caliz pianse un po’ buttando i fazzolettini per terra, lasciò la muffa nel frigo per 6 mesi, si lavò poco e non andò in palestra. Poi una mattina, prese la scopa e lo straccio, pulì, buttò, spolverò ogni cosa. Aprì il computer e si iscrisse all’agenzia Monap. Mise il suo annuncio:

“....mi piacerebbe conoscere una ragazza poco incazzosa......”

E così incontro Romenge. Vissero insieme felici e contenti?
by farlocca

venerdì 30 gennaio 2009

Harinskr - by Analfa...pour femmes


Per la collezione "non-ci-sono-più-le-mezze-stagioni", firmata dallo stilista analfabeta emergente Analfa, vi presentiamo il prestigioso abito da sera Harinskr.
Con le sue guarnizioni di pregio in pura aringa marinata del mare dei Caraph, il modello Harinskr è ideale per la donna che vuol essere seducente mandando in fregola gli uomini di tutto l'isolato come gatti randagi del Metcheti.
Harinskr è per l'elegante signora che prende la vita con pilyo.
Grazie al tessuto connettivo inter-ittico della sua trama, l'abito è abilitato, con tanto di marchio CE, alla funzione seduttiva "tanticas".
Per una serata di gran gala con le amizers o per un piacevole raduno di mingle, scegli il modello Harinskr, consigliato anche dall'agenzia Monap.

Harisnkr: e il tuo uomo non farà più il pesce in barile!

By gillipixel

mercoledì 28 gennaio 2009

Cleta

Cleta dell'ordine Cletarius Magnum è un pesce di piccole dimensioni, che vive nelle acque del fiume Stins. Il suo habitat naturale è stato a lungo studiato dal biologo Chiling Fersa, noto per aver trascorso un mese vivendo sul fondo del fiume stesso travestito da alga reppie (ndr: l'alga reppie emette bolle d'aria quindi il biologo poteva indossare il respiratore senza essere notato). Il contributo di tali studi all'etologia ittica è stato enorme e fondamentale. Infatti si è potuto capire, tra le altre cose, che il nuotare a zig zag del piccolo cleta, non era una strategia di difesa dai predatori. Questa infatti si esplica nel semplice cambio di colore (mimetismo) dell'animale.
Bensì è conseguenza dei festeggiamenti che seguono ogni fase mimetica riuscita. Il cleta, una volta sfuggito al predatore, prima compie una sorta di danza circolare della durata di circa 5 minuti, poi, agitando le pinne, chiama a raccolta altri suoi simili e tutti insieme si nutrono abbondantemente di alghe acina le quali contengono elevate quantità di wizet, sostanza con effetti simili all'alcool per il piccolo cleta. Una volta terminato il pasto conviviale, ciascun cleta torna alla propria tana. Dunque non trattasi di movimento a scopo di difesa bensì di ubriachezza.
by farlocca and rosalux

martedì 27 gennaio 2009

I nasi appassionati di Unfiech

La fama dell'agenzia Monap si era diffusa per monti e per valli.
L'avvocato Lompolly l'aveva consigliata al caro amico Plateet, che come abbiamo visto si era trovato benissimo. Da lì era iniziata la sua stupenda avventura d'amore con Ingle, nome che nell'antico dialetto della sua tribù, i Pesseni, significa "adorata di giorno ed amato di notte".
Plateet ed Ingle, sulla scia della loro passione, erano partiti per un viaggio senza meta precisa.
Dopo un giorno ed una notte di folle girovagare per i monti Equading sulla loro jeep Usigu ("il fuoristrada che fa figu", come recitava lo slogan della casa automobilistica Oushalet) la dolce coppietta si era ritrovata nello sperduto paesino di Unfiech.
L'ameno villaggio era abbarbicato sul solingo cucuzzolo del monte Puderso con l'altrettanto solinga sua caratteristica: i cinquantadue abitanti erano tutti scapoloni inveterati.
Non era difficile capire le cause di quella desolante penuria sentimentale, ma quei marpioni "donnolesi", un po' anche per non cadere in depressione, ingannavano se stessi con pretesti bizzarri, fra i quali annoveravano pure la lunghissima tradizione del Celib (ndr: lo giuro, blogspot mi ha dato questa parola proprio adesso!!!).
Secondo l'usanza del Celib, una donna non dotata di afrori ed aromi del corpo molto intensi non era degna di considerazione. Gli scapoloni di Unfiech lamentavano che le loro esigenze di femminilità erano state drasticamente penalizzate dalla malamoda della diffusione dei profumi moderni.
Parlando del più e del meno con Plateet ed Ingle, vennero a sapere dell'agenzia Monap e non disponendo di internet, ma solamente del Unevali (un mezzo di comunicazione fra le valli con messaggi scritti su post-it incollati su dorso di caprone), affidarono alla coppia questo annuncio da rigirare all'agenzia:

"...centoquattro narici affiutate d'amore,
chiudendo anche un occhio sul passato onore,
aspettano a braccia aperte cinquantadue donne d'odore...
"



By gillipixel

Storie dell'agenzia Monap: Plateet




Plateet era solo a casa, girava su internet sperando che Venere lo accogliesse. Si era iscritto all’agenzia Monap raccomandatagli dall’avvocato Lompolly. Era molto che stava da solo, viveva alla giornata senza pensare al futuro, ma una punta di tristezza cominciava a corrodergli l’anima. Mise il suo annuncio:

Sono Single, ma sto cercando di smettere..............” 

Incontrò Ingle. Era trans. Vissero per sempre felici e contenti.

by farlocca

sabato 24 gennaio 2009

Vieni in gita ad Hablu

Siamo fieri di annunciare l'apertura delle adesioni per una vacanza in offerta speciale ad Hablu, isolotto caraibico dell'arcipelago di Imegelia, unica località di mare che consente di tornare a casa abbluati anzichè abbronzati.

Il viaggio sarà organizzato dalla nostra agenzia turistica Irtultur, nota per la proposta di una impeccabile disorganizzazione logistica durante le vacanze.
Si tratta dell'ultimissimo grido per il turismo d'elitè, la moda più trendy della tendenza più fashion fra la gente più "cool" degli ambienti più "in" del momento (in pratica, il famoso pacchetto vacanze "in the'l cool").

Richiedi a noi la tua scomodità vacanziera preferita, siamo a disposizione per ogni disagio dei tuoi desideri, siamo qui per realizzare l'inconveniente dei tuoi sogni.

Il viaggiatore ideale per l'offerta Irtultur spazia fra i tipi sociali più disparati.

Nostre affezionate clienti sono ereditiere annoiate da mille viaggi saturi di ogni bizzarra attrattiva in tutte le località del mondo, donne che hanno volato da un estremo all'altro del globo, planato sopra Faishno e Aunabing, passando sopra gli sconci vigneti di Vininbuc.
Donne che hanno visto il sole tramontare sulla valle dei musei di Coadart, mentre facevano una coda di 52 km. nel deserto di Perausl, ai piedi dell'altipiano del Ticket , per assistere all'unica esposizione universale della dentiera dell'imperatore Reediter I, ultimo regnante della dinastia Onoalla.
Donne che si sono avventurate notte tempo nei bassifondi di Ladrazzl, per provare l'ebbrezza dello "Shavexc", una sorta di furto con destrezza praticato da manigoldi gentiluomini locali, i Vaboxber, che alleggeriscono l'ignara turista mentre si aggira per le bancarelle dei vicoli.
La vittima del borseggio non solo non si rende conto subito del gesto intrusivo, ma una volta rientrata in albergo si scopre anche uscita dal gentil-scippo senza mutande e con un'ascella sapientemente depilata.
E ancora, i viaggi Irtultur sono l'ideale per capitani d'industria giapponesi bramosi di evadere dalla perfetta routine professionale delle loro aziende precise come orologi del Catuach.
Multu Rescura, amministratore delegato della multinazionale Preplut, leader mondiale della produzione di tapparelle ed imposte, ancora a distanza di anni continua a spedire lettere di ringraziamento entusiastiche alla Irtultur per la settimana di sfrenato rodeo per la doma dei selvaggi Nonascer (cavalli esistenzialisti infuriati per il fatto di esser venuti al mondo), specialità equestre che ha potuto conoscere grazie ad un soggiorno nello sperduto Rench Ovardo di Horaccha.

Prenota oggi stesso il tuo biglietto per Hablu: ti garantiamo di fare ritorno a casa incazzato blu!

By gillipixel




venerdì 23 gennaio 2009

Lompolly


L'avvocato Lompolly aveva dei disturbi strani da un po'. Mal di testa, dolore agli occhi, sfoghi sulla pelle. Cominciava ad essere molto preoccupato. Fece mille controlli presso vari ospedali della sua città. Ma continuava a star molto male. Pensò fosse anche un fatto psicosomatico, dopotutto la sua ultima compagna lo aveva mollato malamente.  Aveva passato un brutto periodo, aveva anche cercato di dimenticarla viaggiando e bevendo pricatt come una spugna. Dal mal d'amore era quasi guarito, ma dai suoi disturbi no. Dopo molto peregrinare tra medici ed ambulatori, un amico gli consigliò il dottor Neteno, insigne luminare esperto in malattie rare. Eccolo, seduto nello studio del dottore....
Il medico rientrò, tra le mani i risultati delle analisi. Pallido, Lompolly lo guardò mentre nello stomaco sentiva il gelo della paura. “Caro avvocato, stia tranquillo, lei non ha nulla di mortale. Certo un problema fastidioso, ma nulla di troppo serio…..”, “la prego dottore mi dica…” disse con la gola ancora stretta da una morsa. “Non è un tumore della pelle, davvero nulla di preoccupante, semplice fotofobia, deve stare attento a non esporsi troppo alla luce diretta del sole. Quindi, per il viso può usare una buona crema protettiva ad alto fattore… tipo 50, la Delay o la Ofshere sono tra le migliori… e poi maniche lunghe, pantaloni lunghi, occhiali scuri e cappelli.” Sorrise finalmente tranquillizzato.
Certo ora che si era anche rimesso in cerca di una donna questa storia complicava tutto. Si era infatti da poco iscritto ad un'agenzia per cuori solitari, non avendo lui molto tempo per dedicarsi alla vita sociale lontano dall'ambiente di lavoro. L'agenzia Monap (NdR dal nome della dea dell'amore della tribù degli Jawai, noti per la loro allegria e fecondità), dava uno spazio internet ai suoi abbonati per incontrarsi, mettere annunci e così via.  Dunque quando tornò a  casa aprì il computer, andò sul sito e modificò il suo annuncio:

... cerco una donna, meglio se nuvolosa, ... purché non sia solare ...


 By farlocca

giovedì 22 gennaio 2009

Pasab

Pasab viveva ad Itskie. Era questo un paese molto confuso, nessuno era mai certo del proprio futuro, nessuno o quasi. Solo i ricchi e gli aristocratici lo erano. Pasab non era ricco.
Una sera, mentre sfogliava le bollette e i conti da pagare, alzò gli occhi e contemplò i suoi 30 metri quadri in affitto con affaccio sulla tangenziale. Lacrime colmarono i suoi occhi di precario a vita. Aprì internet, mise il suo annuncio:

"Cerco giovane ereditiera da prendere a cuscinate durante il tempo libero"

Si sedette e attese.

mercoledì 21 gennaio 2009

vistuya

Vistuya, in Hindi "lenta dissoluzione del mondo fenomenico nel "nulla" è un concetto filosofico nato nella scuola di Pratak, che si riferisce alla sostanziale identità tra lo zero e il due.
Lo stesso simbolo dell'infinito sintetizza la logica della Vistuya, essendo al tempo stesso due, zero, e naturalmente infinito. Questa sintesi, che si può a buon diritto chiamare scoperta, secondo Fukuyama porterà alla fine del dualismo nel mondo fenomenico, e alla conseguente fine di ogni conflitto e discordia nel mondo.
By Rosalux

martedì 20 gennaio 2009

Praphea



Praphea è una ninfa. Un tempo si nascondeva tra le onde del lago Headams, vicino alla città stato di Bablutf. Il lago era un luogo particolare nel quale sott'acqua si mescolavano estate ed inverno, nessuno sapeva come, ma la visione dell'acqua cristallina mescolata ai fiocchi di neve, era una delle attrazioni turistiche principali del luogo. Nessuno sapeva che era tutto merito della ninfa Praphea. Si sapeva della sua esitenza, qualcuno l'aveva anche vista, ma non aveva capito che fosse una ninfa. Infatti tutti davano per scontato che una ninfa fosse una bella ragazza, sempre giovane, dal corpo flessuoso, invece Praphea era decisamente brutta. Sua madre, la fata Strogra, l'aveva data via appena nata trovandola troppo brutta per tenersela a casa, l'aveva affidata al mago Spize, un brav'uomo, ma sempre ubriaco (aveva un debole per gazzosa e cowle, un liquore piuttosto potente prodotto nella regione). Essendo però un bravo mago e di cuore gentile, aveva tirato su Praphea con affetto, insegnandole molti trucchi magici alla portata di una ninfa, quindi non troppo magici, ma molto belli da vedere. Così lei, quando fu il tempo, lasciò la casa del mago Spize e si cercò un suo luogo. Per un po' costruì arcobaleni intermittenti, ma erano troppo effimeri per i suoi gusti e la gente si spaventava vedendone di così inusuali. Camminando per il mondo trovò il lago, provò i suoi trucchi e visto che piacevano decise di fermarsi lì.
Le cose le andavano bene, nessuno la disturbava e lei poteva vivere in pace in compagnia dei pesci e dei libri dei pyrie (N.d.R. sorta di elfi autoctoni della regione di Toembel noti per il loro talento narrativo). Per procurarsi questi testi, però, Praphea divenne imprudente. Andava in città travestita, ma la gente di Bablutf cominciò a notarla, ad averne paura e a dire di lei che era una strega cattiva. Le cose precipitarono e si organizzarono delle spedizioni per cercarla e cacciarla via. Così la ninfa del lago fu costretta ad andarsene.
Ora il lago Headams è solo un lago qualunque. Non ha più nulla di speciale, nessuno ha capito come mai l'effetto meraviglioso sia scomparso. Eminenti scienziati dibattono ma nessuno ne viene a capo. L'attività turistica ha avuto un crollo e l'amministrazione cittadina un calo di consensi del 64%. Nonostante si accusi l'amministrazione precedente i cittadini hanno richiesto nuove elezioni e la situazione è assai turbolenta.
Praphea invece ha finalmente trovato la sua dimensione, fa la vetrinista a New York, ha un successo enorme (NdR ha cambiato nome), qui i suoi trucchi un po' magici vengono universalmente riconosciuti come veri colpi di genio. Si è sposata con Unbbl (detto Peppe) creatore di moda emergente e uomo capace di vedere la meraviglia dove veramente è.

sabato 17 gennaio 2009

Galeotta fu la cicca

Bominki è la mia città e il mio nome è Svnebrc Winnessop.
Come nella migliore delle tradizioni locali, quella sera ero uscito di casa sbattendo la porta e sbraitando che me ne stavo per andare lontano, ero arcistufo del menage familiare. Bominki è un grande centro portuale affacciato sul golfo di Basindis, nell’estrema propaggine sud della contea dell’Unchend.
In famiglia siamo scaricatori di porto da diverse generazioni: a memoria d’uomo c’è sempre stato uno di noi Winnessop sul molo ad attendere bastimenti da tutto il mondo. Più precisamente gli Winnessop sono rinomati nell’ambiente per la peculiare esperienza nello scaricare da decenni un’unica, esclusiva merce: l’Emens. E’ un formaggio pregiatissimo, preparato con latte di Paterant, un curioso animale che vive sulle alture appena sopra la remota valle di Vallo (n.d.a.: non ci crederete, ma lo giuro, blogspot mi ha dato questa parola…).
Magari, se capita, un’altra volta vi racconto meglio anche la faccenda del Paterant. Produce latte di eccelsa qualità, ma il problema è che si tratta di un animale molto schivo. Per stanarlo dagli anfratti rocciosi nei quali si rintana e farlo scendere a valle per la mungitura, è necessario che i pastori specialisti del luogo, tutti rigorosamente diplomati in canto al conservatorio di Polopi (magna cum laude e carezza al bilizin da parte della rettrice), facciano risuonare per tutta la valle, con voce stentorea e tenorile, l’unico richiamo al quale il paterant non sa resistere: “…Isced!!!...Isced!!!”.
In ogni caso, non voglio menare troppo il rentu per l’aia con questi dettagli. La cosa che ricordo è che quella sera ero deciso a salire sul primo cargo battente bandiera del Bizerw e darci un taglio con la mia vecchia vita. Volevo mettere 2000 miglia fra me e Bominki.
Prima di compiere questo fatale passo, ero entrato solo un attimo al Cocannes, circolo ricreativo del dopolavoro portuale dal nome depistante, in quanto gestito dai soci dell’Axisett (Axociazione Intenzionata Severamente Estirpare Tutte le Tossicodipendenze).
Dovevo essere di umore veramente cupo, se posando uno sguardo indifferente e fugace sulle sinuose curve di quello schianto di Tomanat, a differenza di molte altre volte mi accorsi di provare solamente una lieve sensazione di acisecti al duodeno.
Tomanat era una biondona cliente abituale del Cocannes, nota a tutti con quel nomignolo perché, sull’ampia ottomana del ‘600 che faceva elegante sfoggio di sé nel suo salotto di casa, il traffico di uomini era più intenso di quello delle navi del porto.
Avevo già fatto un paio di partite a garkebal, una sorta di flipper a biglie dodecaedriche in voga all’epoca nell’Unchend, e mi ero messo poi di fronte ad una delle tante slotters del circolo. Speravo di tirare giù un po’ di spiccioli per il lungo viaggio che mi attendeva per mare, e stavo infilando nella fessura alcune monetine, non ricordo più se da un quarto di Entio o da 50 centesimi, quando l’ho vista. Sfavillante, invitante, irresistibile. Dietro al bancone del bar, appena sopra le spalle del mio amico oste Ganic Becanu: una stecca rosso fiammante di Prerap, da sempre la mia marca di sigarette preferita.
Ed è ridicolo a dirsi, ma in quel preciso istante, ogni mia velleità di fuga dalla monotonia si sciolse nell'animo come sputl al sole. Avevo capito tutto: il mio destino era la routine più ferrea: qualche km. di fotshiv lungo i viali della città per tenermi in forma, il lavoro, caricare Emens, scaricare Emens, i deliziosi mandi al ragù che sapeva cucinare mia moglie Honiza, ecc. ecc. Le piccole cose quotidiane noiose e ripetitive erano l’espressione migliore della mia essenza.
Così avevo preso la mia decisione: sarei stato il primo marito che era uscito di casa minacciando la fuga definitiva nello spazio e nel tempo, ed era rientrato a casa dopo 10 minuti con le sigarette in mano.
La frenesia che mi era salita in petto lungo la strada di ritorno a casa non mi aveva lasciato attendere: avevo dovuto aprire voracemente la stecca di Prerap, mettendomi a fumarne con voluttà una dopo l’altra, pregustando una notte di intensa passione con Honiza.
Per chi non conoscesse molto usi, costumi e prodotti locali dell’Unchend, ricordo infatti che le Prerap sono le sole sigarette al mondo che si fumano prima di fare l’amore.

By gillipixel


venerdì 16 gennaio 2009

brali

Estremità multiuso - branchie ed ali - del pomfite bralato, che apparve per una breve stagione nel cretaceo. Anello mancante - a giudizio della biologa evoluzionista Emanuella Kassirow - tra i pesci e gli insetti, ebbe vita breve: infatti per sfuggire alle prede muoveva le branchie, ma fuor dall'acqua sfortunatemente non respirava.
Stretto nella morsa della morte per asfissia e per divoramento, vivacchiava saltellando a pelo d'acqua e in breve si estinse ma lasciò di se' un ricordo indelebile, aprendo un nuovo mondo - quello dell'aria - alla vita biologica. Una piccola, sfortunata creatura, un grande eroe visionario dei futuri colonizzatori del mondo.

by rosalux

L’acredine dell’acronimo

Se c’è una cosa che suscita in me reazioni fortemente ambivalenti, questa è proprio la moda degli acronimi museali. Non so bene decidere se mi stanno simpatici o no.

Mi pare che tutto sia partito dal Museum Of Modern Art di New York.
MOMA ci hanno detto che si chiamava ad un certo punto, e poteva suonare anche attraente. Anzi, era proprio piacevole, un’idea azzeccata. Chiamare una grande istituzione della cultura mondiale con un nomignolo da cartone animato la rende familiare, induce a provare affetto per l’arte ed il suo ambiente, che ne esce svecchiato e scrollato di molte ragnatele.
Però poi la faccenda è dilagata ed hanno cominciato ad esagerare.
Questa ostinazione di andare tutti dietro al primo che dice “bau!”, di appecoronarsi alla vulgata senza un minimo di pudore, non la capirò mai. Cosa c’è infatti di più bello che venirsene fuori con trovate originali, metterci un po’ della propria fantasia, dire una cosa nuova nel modo che non è mai stata detta da nessuno?
Invece no. Dal MOMA in poi, basta che uno, per dire, esponga ad asciugare il suo guardaroba di mutande d’epoca appese al filo tirato sul vicolo, che subito sente ardere dentro il sacro fuoco dell’acronimo.
E il MAK (Österreichisches Museum für angewandte Kunst - Vienna), e il MACRO (Museo dell’Arte Contemporanea – Roma), e il MART (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto)…EKKEKKAZZ!!!
Roba che vorrei essere un facoltoso mecenate col pallino dell’arte solo per il gusto di creare la FART, Fondazione delle Arie Retro Trombeggiate.

Ma non sono né mecenate né facoltoso, così, molto più modestamente, mi accontento di interrogare l’oracolo di blogspot e sentire se almeno lui sa dirmi se gli acronimi museali alla fine mi piacciono o no.
Il mio museo si chiama DIGRE, Dispensario Iperrealista Gravido di Retrogusti Esterofili, ed ha sede ad Harkinve, nella profonda Scandinavia bergamasca.
Vi espongono regolarmente artisti del calibro dell’elvetico Frinesi, il noto vedutista di discariche rigorosamente contestate dai comitati civici; scultori della levatura di un Gyehombr, oriundo veneto-teutonico, padre della corrente dell’Umbratilismo (movimento di pensiero che propugna il credo della creazione plastica all’ombra delle frasche di un noce geneticamente modificato, traendo ispirazione dalla lieve brezza espettorata dai suoi stessi rami); e ancora, fotografi di classe superiore come il peruviano Pedboron, celebrato in tutte le permanenti del mondo per la sua collezione di scatti dedicati alla fuggevolezza esistenziale degli sputacchi di lama.
Addirittura il DIGRE è fucina di nuove forme d’arte: qui infatti, nel lontano 15 gennaio 2009 (alle ore 11 e 30), è stata iniziata la decennale tradizione del diaring, pratica dello spionaggio artistico senza finalità morbose dei diari intimi di casalinghe eroticamente insoddisfatte e bramose.
Al DIRGE è stato ospitato inoltre per otto mesi filati il Nosist, la più grande fra le “Opere inesistenti” concepite dal prozio del "Surrenalismo", Anzoac Decully, iniziatore del movimento del “metterlo in” (com’è “pro-memoriato” vagamente anche dal suo cognome). Questo movimento annovera fra i propri fondamentali comandamenti artistici il gabbare bellamente il pubblico. Classico effetto estetico suscitato nello spettatore che si avvicina a questa corrente (che dalla parte del pubblico è comunemente tradotta in “prenderlo in”) è il sentimento del pinfeut, antica parola dialettale eschimese che tradotta in idioma partenopeo sta a significare: “…pure 'sctà vòta manné fottute…”.

Alla fine, dopo la cura blogspot, vi dirò, non ci ho capito molto più di prima sui musei e sui loro acronimi. E così “…rimango nel dubbio, che lì si sta bene”, come diceva il saggio Fecab, capostipite del nobile popolo degli Sluenanc.

By gillipixel



Crampla

Dicesi crampla il vagheggiare di passate meraviglie, il ricordare con nostalgia un tempo passato che poco ha a che vedere con l'oggi di chi parla.
Crampla è anche la manifattura vetraia che produce dal 1632 prestigiosi oggetti da sempre riservati alla sola aristocrazia. Sita nell'ameno paesino di Blerber, locato presso le pendici del monte Evies, la manifattura è ancora attiva e con gli stessi dipendenti da ben 377 anni. Si dice che allo scoccare del 400esimo anno la manifattura ed i lavoranti svaniranno nel nulla.... (e finalmente poveracci).


By farlocca

giovedì 15 gennaio 2009

Manifesto


A giocar con le parole, l’uomo si è sempre divertito.
Forse ha cominciato addirittura un attimo dopo essersi reso conto della potenza che sta dietro l’atto del nominare le cose.
Forse già quel gran graffitaro di nostro nonno cavernicolo, sfilandosi l’anello di congiunzione che gli faceva tenere mezzo piede nelle vecchie scarpe da scimmione, non fece in tempo a dire “…bah!...”, che subito nel suo animo si formò la cognizione del “gioco” in quanto tale.
Per riuscire a giocare è indispensabile potersi astrarre dalla realtà (oppure sovrapporsi ad essa medesima): altrimenti rimane pur sempre semplice vivere.
Per potersi astrarre dalla realtà (oppure sovrapporsi ad essa medesima), le parole sono indispensabili. Altrimenti, hai voglia a gesticolare e grugnire per far passare agli amici un “quid informativo” equivalente alla frase: “…Ci troviamo alle 3 al campetto…il pallone lo porto io…”.
Senza tuttavia scomodare più di tanto i nostri remoti nonni abbigliati in pellicciotto di mammut, facciamo un balzo di parecchi millenni, e ascoltiamo cosa ci proponeva invece un caro zio mattacchione, ancora fresco di belle epoque:

“…Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro disponendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo…”.

Manifeste sur l’amour faible et l’amour amer
Tristan Tzara - 1920
- in “Sept manifestes dada
Jean Jacques Pauvert - 1924

Tutto questo insomma per dire che lo spirito del qui presente bloghetto ha nobilissime origini, anche se la sua filosofia intende essere rigorosamente votata al cazzeggio più sublime.
E non ci sarà nemmeno bisogno di forbici, giornale e sacco.
Gli ingredienti necessari ce li fornirà lo “sforna-parole” di blogspot. Sì, esattamente quelle paroluzze proposte dal “genio della vocabolarietà surreale”, ogni volta che vi apprestate a fare commenti ai “blògghé-sse” dotati di coda a forma di “blogspot.com”.
Con il vantaggio ulteriore, rispetto alla ricetta poetifera proposta da zio Tristan Tzara, che queste parole sono “in cerca”.
In cerca di un loro significato. In cerca del nostro divertimento.