venerdì 16 gennaio 2009

Crampla

Dicesi crampla il vagheggiare di passate meraviglie, il ricordare con nostalgia un tempo passato che poco ha a che vedere con l'oggi di chi parla.
Crampla è anche la manifattura vetraia che produce dal 1632 prestigiosi oggetti da sempre riservati alla sola aristocrazia. Sita nell'ameno paesino di Blerber, locato presso le pendici del monte Evies, la manifattura è ancora attiva e con gli stessi dipendenti da ben 377 anni. Si dice che allo scoccare del 400esimo anno la manifattura ed i lavoranti svaniranno nel nulla.... (e finalmente poveracci).


By farlocca

giovedì 15 gennaio 2009

Manifesto


A giocar con le parole, l’uomo si è sempre divertito.
Forse ha cominciato addirittura un attimo dopo essersi reso conto della potenza che sta dietro l’atto del nominare le cose.
Forse già quel gran graffitaro di nostro nonno cavernicolo, sfilandosi l’anello di congiunzione che gli faceva tenere mezzo piede nelle vecchie scarpe da scimmione, non fece in tempo a dire “…bah!...”, che subito nel suo animo si formò la cognizione del “gioco” in quanto tale.
Per riuscire a giocare è indispensabile potersi astrarre dalla realtà (oppure sovrapporsi ad essa medesima): altrimenti rimane pur sempre semplice vivere.
Per potersi astrarre dalla realtà (oppure sovrapporsi ad essa medesima), le parole sono indispensabili. Altrimenti, hai voglia a gesticolare e grugnire per far passare agli amici un “quid informativo” equivalente alla frase: “…Ci troviamo alle 3 al campetto…il pallone lo porto io…”.
Senza tuttavia scomodare più di tanto i nostri remoti nonni abbigliati in pellicciotto di mammut, facciamo un balzo di parecchi millenni, e ascoltiamo cosa ci proponeva invece un caro zio mattacchione, ancora fresco di belle epoque:

“…Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro disponendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo…”.

Manifeste sur l’amour faible et l’amour amer
Tristan Tzara - 1920
- in “Sept manifestes dada
Jean Jacques Pauvert - 1924

Tutto questo insomma per dire che lo spirito del qui presente bloghetto ha nobilissime origini, anche se la sua filosofia intende essere rigorosamente votata al cazzeggio più sublime.
E non ci sarà nemmeno bisogno di forbici, giornale e sacco.
Gli ingredienti necessari ce li fornirà lo “sforna-parole” di blogspot. Sì, esattamente quelle paroluzze proposte dal “genio della vocabolarietà surreale”, ogni volta che vi apprestate a fare commenti ai “blògghé-sse” dotati di coda a forma di “blogspot.com”.
Con il vantaggio ulteriore, rispetto alla ricetta poetifera proposta da zio Tristan Tzara, che queste parole sono “in cerca”.
In cerca di un loro significato. In cerca del nostro divertimento.